Questa notte
che nel memore mio cuor
vivrà eterna,
è tranquilla, dolce, limpida,
tutta in giro costellata.
Oh quante lacrime
da lunghe ore trattenute
si dissolvono, ora,
abbondanti sul mio viso.
Appoggiato
sulla sponda di Castelvecchio
e racchiusa nelle palme
la mia faccia lacrimosa,
seguo in cielo le figlie
di Atlante, di Pleione,
l'argentea luna
che silenziosa naviga
sull'onda cerulea, tepida, dell'aere
infinito.
Il volto reclino,
a mirar l'Adige irrequieto,
con sguardo triste.
Il fiume è senza pace,
senza tregua, senza sonno.
Si susseguono le onde
scure, sinistre ...
Dalla riva dell'Arsenale
i grandi cipressi protendono
lunghe ombre sul fiume.
Lo sciabordio delle acque,
sui muraglioni, mi sembra
un lamento umano.
Sembra l'eco dei gemiti
del mio cuore che sussultando
risponde ai miei pensieri.
Mentre mi avvio alla fontana,
sento il vento alto piangere
fra gli spogliati rami.
Le smosse foglie emettono
un suono malinconico, soave,
di cosa morta, sotto
il viandante piede.
Ora l'umana gente
ansiosa, gaia, attende
i tocchi Lambertini, gli ultimi...
per alzar la coppa al Nuovo Anno,
mentre, io, riprendo il cammino
del calvario della mia vita,
e ripenso ai desideri
tanto belli e inutili
d'amor sincero presso il cuore della donna amata.
Ora, il vento si tace.
Scintilla nel cielo cupo
la tenue luna :
esce anch'essa come
una celestiale melodia
che accompagna un angelico canto
e sembra vegliare, con occhi languidi,
gli ultimi sorrisi di natura
a questa ultima notte dell'anno.
Attorno si stende il silenzio
della città che si placa,
ineffabile, suprema,
come l'uomo che muore in pace.
da "Il calvario della mia vita", Il Cavalluccio Editore (Edizione Numerata) Milano 1962