Claudia Formiconi

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3 Dicembre 2020
Le forbici del sarto


INTRODUZIONE

Le forbici del sarto, opera prima di narrativa di Vincenzo Faustinella, poeta, saggista e storico, è un romanzo dalla forza propulsiva, dinamico e roboante nel rumore delle parole autentiche, romantico per le emozioni che riesce a trasmettere.

Lo scrittore è mosso da quella tenerezza che rimanda alla nostalgia del tempo in cui tutti gli ideali, i propositi, i progetti erano gli Dei da venerare nei santuari della pace, dell’amore e della libertà, e ci consegna, attraverso i tempi che cambiano – scandendo a modo suo i ritmi della narrazione – una cronaca che fa sperare nell’intento di una vita migliore, con la consapevolezza dei drammi e le criticità che la storia ci riserva: “In quei pochi attimi tra il sonno e la vita,siamo nudi e soli in mezzo a un diluvio di ricordi che giungono dal passato”.

In fondo ogni rivoluzione porta con sé un sacrificio necessario, dove le vittime inconsapevoli siamo noi stessi che, per migliorare e per meglio relazionarci con la società, dobbiamo rinunciare ad una parte, se pur piccola, del nostro ego, e saper ascoltare l’altro: “È rivoluzionario amare chi ha scelto di ascoltarci”; così come chi si mette in gioco “e accetta la sfida con l’eterno vivere”, riesce ad affrontare lo scontro dialettico e ad “esporre un’opinione contraria alle nostre stesse opinioni.” La

non omologazione, il distacco dalla massa, la solitudine, per l’autore sono l’essenza di questo atto Rivoluzionario.

Vincenzo Faustinella ci consegna un romanzo storico singolare, dove si intrecciano vicende del passato e del presente, in un viaggio tra l’onirico e rimandi continui alla realtà, ma senza mai perdere la forza della narrazione filologica degli eventi, e dove l’amore è l’unico riscatto possibile dalle vicissitudini della vita.

L’amore è la forza che tutto muove.

L’amore è capace di girare in un verso e in quello

contrario, perché l’amore stesso è rivoluzione, che si manifesta attraverso la ri-nascita.

Una rinascita della vita”, come un discorso interrotto, ma mai chiuso. La capacità dell’autore di immaginare questo suo voler ri-vivere le persone care che gli hanno voluto bene: la famiglia che a modo proprio ha cercato di proteggerlo e stargli vicino; Luca, il padre, che, malgrado l’assenza, ha continuato a vivere in lui, nelle sue espressioni, nei gesti e nelle sue emozioni; nei valori culturali, quelli non negoziabili, emersi dalla percezione inconscia della presenza paterna.

Sentimenti che l’autore ha dovuto elaborare con la fantasia di un bambino, sino ad averne conferma dalla narrazione di Caterina, sua madre, che lo ha accompagnato nella crescita.

Una donna e un uomo che creano e tramandano amo re, così Luca e Caterina divengono i testimoni di una storia, di questa Storia, che non è solo storia del passato, ma storia di sogni e progetti proiettati verso il futuro, in quella che era l’Italia del Miracolo economico.

Una metemsomatosi che perpetua e completa un ciclo di vita, di un’esistenza accidentalmente interrotta, per dare il pieno significato e la riabilitazione a chi non ha potuto viverla pienamente. Sentire l’esigenza di portare a compimento un’esistenza fatta di sentimenti e passioni, come un dramma pirandelliano.

Con la loro storia d’amore, Luca e Caterina sono la testimonianza che nulla è andato perduto, e

che, attraverso il passaggio del testimone dai genitori ai figli, si perpetua nella narrazione che diventa storia.

La storia racchiusa in questo libro. Una vicenda sbocciata da un amore giovanile, al tempo in cui bisognava sognare un futuro tutto da ricostruire (erano gli anni post bellici della seconda guerra Mondiale), con mani nude; una finestra aperta sul fluire del tempo che viene fermato improvvisamente e diventa – come dice Caterina – solo “un affaccio di finestra”, metafora di un sogno spezzato.

Il tutto poggia sulla forza – la forza che è donna – di una donna che è lei, Caterina.

Caterina è la “sopravvissuta”, il testimone che trasmette la sua memoria allo scrittore. Mentre le lettere da lei conservate e ritrovate dopo la sua morte, sono la Storia.

Le forbici – un ritorno continuo nella narrazione – rappresentano invece uno strumento di vario uso:non solo le forbici del sarto, ma anche quelle del barbiere, del ciabattino, del chirurgo; possono essere impiegate per scagliare fendenti; possono separare verità di comodo, oppure smussarle e aggiustarle a seconda delle circostanze, sia nel bene sia nel male, ma senza andare troppo al di là. In ogni caso esse costituiscono il mistero finale della vicenda narrata, svelano un segreto rimasto nascosto per oltre 50 anni, anche a Caterina che “se n’era andata via senza conoscere

la verità”. Un finale dove l’autore trasmette i suoi dubbi al lettore e, implicitamente, lo invita a mettere da parte tutte le certezze per chiedersi, come lui chiede a se stesso, “se sia stato meglio così”.

                                                                                                               


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© Claudia Formiconi
web by Filippo Brunelli claudia formiconi articoli articolo https://claudiaformiconi.it/reviews.aspx, Claudia Formiconi è nata a Roma. Ha collaborato con il Nuovo Giornale dei Poeti, Silarus, Alla Bottega, e altre riviste letterarie. Ha lavorato in Rai. Scrive su culturadesso.it, l'ideale.info, come critico artistico-letterario e dove cura le rubriche Introspezioni che tratta di poesia, e CineCult. Contrasti, Bastogi Editrice Italiana, 2013 (collana Il Liocorno), è la sua prima raccolta di versi, edita nel 2013 e Scrivo versi nudi, Edizioni BastogiLibri, Roma, 2016
Recensione:
"Ho letto con molto piacere e ammirata partecipazione la Sua raccolta di versi, singolari e suasivi per rapido e incisivo ritmo. La sua poesia ha al centro uno splendido slancio d'amore, e, intorno, essenziali visioni, riflessioni, memorie rese indimenticabili in forza di immagini e metafore del tutto originali. Ella ha saputo davvero reinventare il discorso amoroso."
Giorgio Bàrberi Squarotti