Claudia Formiconi

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"Contrasti"
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Contrasti

Nota critica alla raccolta di poesie Contrasti, Bastogi Editrice Italiana, Il Liocorno, 2013


Dopo aver svolto attività giornalistica e saggistica, Claudia Formiconi debutta nell’agone
poetico con una raccolta, che presenta un titolo, che, a prima vista, dovrebbe
delineare scenari di vita contraddittoria, ma, alla fine, di una attenta lettura, ci si accorge
che la motivazione risiede nella capacità dell’Autrice di essere protagonista vera del suo
agire, che riesce a trasferire sensazioni ed immagini in maniera da conseguire stati
d’animo pulsanti che attraversano il mistero dell’esistenza umana. Ed ecco che da subito
appare la diversa posizione tra “cirri di luce e nembi d’ombra (Marzo),
“passato/presente/divenire continuo degl’echi/richiamo costante alla vita.” (Conchiglia),
“lacrime argentee di gioia e dolore” (Dolce inganno), “dolce come il nettare aspro come
l’agrume” (Canto), “vita e morte” (Passione), “Secche sillabe del corpo/liquide vocali
dell’anima” (Delirio), l’amor sacro e l’amor profano (Fiore). Le liriche sono canti di
passione, ma anche ricerca del motivo dell’esistenza (pag. 30) con il rincorrere
dell’inquietudine (pag. 31), della solitudine (pag. 29) e dell’alienazione (pag. 33). L’unica
realtà sembra venire dalla forza del corpo che assolve una funzione di completa
conoscenza per il genere umano, ed al tempo stesso è protagonista della genesi di un
altro essere umano (pag. 13): “Seni, fianchi, crocevia della vita/dolce fluttuare di
sangue/s’addensa il respiro nel grembo/che genera l’essere”. La sensualità, il desiderio
del corpo, pur costituendo la lingua della verità (pag. 36) non sembra, però, capace di
offrire soluzioni definitive al problema esistenziale, ma soltanto fuggevoli ed effimeri
momenti, nella consapevolezza di un limite scaturito da “pieghe corrotte di complici
lenzuola”, “osceno girone infernale”, “le spire del peccato”, “l’infamia del nostro piacere”.
Il pathos che avvolge l’ispirazione non può che colpire ed interessare il lettore, portato a
rileggere ancora i versi per cogliere nel primo animo il messaggio poetico. Il realismo che
traspare dai versi è impreziosito da una lingua ricercata e da una strutturazione capace di
contribuire a rendere l’immagine e l’intima ispirazione del poeta in modo vivo e palpitante.
Va, infine, sottolineato che la poetica della Formiconi è capace di assumere connotazioni
di grande impegno sociale, in particolare ciò si avverte quando invita ad uscire dal torpore
e dal condizionamento, usando la parola, vera, sincera, autentica, e non formale e di
convenienza per gridare, in ogni momento ed in ogni luogo, le proprie personali
convinzioni. Il primo frutto della sensibilità d’animo della Formiconi non può che essere
valutato in modo positivo; non ci resta che attendere nuove realizzazioni.


Pasquale Rocco ­ ‘Sìlarus’ ­ Rassegna bimestrale di Cultura ­ Anno LIII, maggio/agosto 2013


I contrasti dell'anima di Claudia Formiconi

Trentotto perle da contemplare in tutto il loro splendore di riflessi multicolori con decisa prevalenza del rosso passione.
Sono gioielli senza tempo! 

Nel loro dispiegarsi, i versi di Claudia Formiconi, consegnano al lettore momenti densi di sensazioni, lo inducono a danzare su davanzali di finestre sospese, nello spazio. Ogni pagina è paragonabile ad una stanza dell’intimo dove, tra riverberi di mille sfumature di rosso, è possibile incontrare qualunque protagonista, sia esso storicamente vero, oppure immagine riflessa dell’io lettore stimolato dalla sapienza creativa di Claudia. Da quelle finestre si osserva lo scorrere, talvolta lento, poi impetuoso, del fiume tempo senza alcun riferimento spaziotemporale. Tutto può essere riconducibile a un vissuto personale in quanto sono assenti elementi storici e geografici, ogni verso si pone al di fuori della dimensione del tempo, ed ogni pensiero traccia decisi segnali del trambusto interiore della brava poetessa, a cominciare dai titoli di alcuni componimenti: Dolce inganno, Ghiaccio bollente, Inquietudine, Strappo, ecc.
Nell’immaginario viaggio, tra i chiaroscuri dell’interiorità, (... cirri di luce nembi d’ombre / strappati dal magico libro / della mia esistenza.) trova spazio qualunque luogo e qualunque momento del meraviglioso universo femminile: bellezza, forza, passione, erotismo, mistero, conflitti, complicità, dedizione, l’esigenza di volare sempre oltre!

“Disegno la mappa del mio essere, / sangue pelle si fanno respiro / sentiero di luce siderale...”

Sono versi scarni e immediati eppure densi di emozioni meravigliose che arrivano fin dentro le asperità dell’anima, lì dove si avverte l’impeto di forzare i sogni per trovarne la sorgente.

“... Percorrerai i miei recessi sfiorandoli appena / le tue orme leggere / sorvoleranno la terra del desiderio ancestrale. / L’intima sfera di me bacerà le tue ciglia / tra il delicato disegno del corpo / e il soffio eterno dell’anima.

I contrasti di Claudia sono evidenti e, al tempo stesso, è forte la sensazione di un intimo profondo, custodito con meticolosità, del quale si lascia intravedere, attraverso feritoie aleatorie, solo alcuni aspetti di una personalità complessa e tormentata. 

“Il mio piede varcherà la soglia sconosciuta / percorrerà lieve, torrenti secolari. (...) Inciamperà e riprenderà il cammino / le correnti lo guideranno....”

Nell’ideale viaggio nel giardino delle meravigliose tempeste dei sensi si percepiscono gli echi di Cleopatra o Isabella Morra, mentre cantano l’amore e la passione sterminata, la loro continua ricerca delle ali necessarie per farli librare.

“Rami di mughetti per cavigliere / ghirlande di biancospino per i miei fianchi. / Come edera mi avvinco al sogno. / Vivo / nell’incertezza del domani.”

Potrebbe essere Cleopatra mentre offre i suoi polsi dalle azzurre vene ai suoi amanti, ipotesi di vette mai raggiunte;

"...dolce fluttuare di sangue / s’addensa il respiro nel grembo / che genera l’essere. / Estatico movimento / brandelli di pelle come foglia viva..."

No sono versi equiparabili ai i sospiri di Isabella Morra che non riesce a spiccare il volo dalle vette di Valsinni, sua eterna prigione? Risaltano i contrasti, talvolta insopportabili, tra le costrizioni di invisibili sbarre e la voglia di sprigionare il proprio essere per farlo volare tra le stelle.

"Conchiglia perfetta / indecifrata / sostanza complessa nel tuo scrigno / della mia speculare forma trattenuta."

Non secondaria è l’evidente carnalità disegnata da versi dalla grande carica erotica con i quali il corpo lo si collega con tutti gli elementi della natura: mare, vento, terra, uomo, donna. Di quel mondo dove il sesso, la carnalità, l’essere donna (e uomo) sono parte essenziale e dove la passione diventa un giardino meraviglioso. 

"Cercami / tra gli spazi infiniti della mente / Chiamami / tra fasci di luce intervallati / Guardami / quando la luce del giorno s’arresta / Amami / tra spini candidi a primavera / Prendimi / di notte / tra le pieghe corrotte di complici lenzuola."
Contrasti forti, talvolta insopportabili e per addolcirli è necessario ricorrere alla forza del proprio essere, mutuare la realtà con le sterminate praterie dei sogni, luoghi necessari per far decantare l’immensa energia del fuoco vitale.
....fuoco di sangue nel petto / le nari avidamente s’inebriano / nella giostra dei sensi / rapiscono il dolce sentire / si nutrono del respiro / come vertigine / affonda l’antico. / ....Il canto precede l’incanto / è il respiro di Venere / è l’opera prima / da cui / tutto ebbe inizio.

Come negli scenari fantastici delle mille e una notte, nei canti di Claudia Formiconi, vi sono elementi simbolici connotativi: scrigni, melograni, bacche rosse, frutti dolci, rovi, spine... 

"bacche rosse cingeranno il mio corpo // chi inanellerà i miei capelli con rovi dimore?”

Trentotto canti trasudanti passione, nel lato senso della parola, che si leggono rapidamente, che bisogna rileggere e assimilare lentamente. Alla fine del processo, quando i versi diventano parte di noi stessi, si avverte una nota di spossatezza leggera che svanisce dopo le ultime due meravigliose perle, Oriente e Piacere.

"... / Scimitarre lucenti / vibrate delizie / scolpite col fuoco / il fiore /delle mille e una notte."

Lo straordinario riferimento al crocevia di miti orientali è il preludio al trentottesimo sigillo che apre al desiderio irrefrenabile di avere tra le mani il secondo lavoro di Claudia per continuare a leggere del suo sentire del suo farsi idea e sogno.

"Scivolo in te / il respiro s’arresta, / profondo / l’ansimo mi prende, / tronfio / blasfemo. / Mi strappi capelli / mi laceri l’anima, / velluto la tua bocca / come marchio di fuoco / sublima / l’infamia del nostro piacere". 

Enzo Montano

 

 


Contrasti: Poesia esistenziale e sensibilità femminile al servizio della vita nei versi di Claudia Formiconi

Claudia Formiconi, attiva operatrice culturale di Roma, con questa sua opera prima in poesia, entra nella sua sensibile capacità di ascolto e per raccogliere emozioni e sentimenti, fondamentali per poi aggiustare e mettere insieme la sua progettualità esistenziale. L’opera dedicata all’amica di sempre, segnale di un’esigenza di sintonizzarsi maggiormente con la dimensione femminile dell’esistenza e con le sue esperienze di donna, come confermano altri testi dedicati all’interno della silloge, fa parte della Collana di Poesia Il Liocorno della Bastogi Editrice, diretta da Angelo Manuali e con Prefazione di Grazia Fresu.

Il tema esistenziale è reso esplicito nella poesia Legame, intrinsecamente diretta e intrecciata al recupero della dimensione corporea, molto spesso e troppo tenuta in disparte, penalizzata e schiacciata anche dalle esigenze razionali e linguistiche del vivere. Il corpo emerge e s’impone così come uno degli elementi centrali di questa raccolta. Un corpo da incontrare e conoscere e da amare e col quale fondersi, come pacificazione con il passato, verso una sensualità contrastata e pensata, e a riconferma di un delicato desiderio profondo di incontro e comunanza, fusione di un dialogo corporeo che continua a costruire, a vantaggio di un futuro da percorrere insieme ( “Corre il mio sguardo sul tuo corpo/ crocefisso di passioni/ lo percorro…/ La mia bocca lembi di carne/ su fiamme diramate/ ardono sulla croce del tuo legno/ che vive le stagioni/ rinascita del momento./ … la mia pelle come velo/ raccoglie il sangue/ del peccato primigenio”, pg.45). Un corpo da equilibrare e col quale dialogare, in sintonia col corpo della terra e con l’aiuto degli elementi naturali, dove le dune, ad esempio, come il grembo, le curve della donna, morfologicamente uguali, richiamano gli impeti del movimento del vivere, patimenti e amori, distensioni e contrasti, a voler sottolineare il titolo dell’opera, scritti nel “magico libro della mia esistenza” (cfr. pgg. 11-13 e in particolare Dichiarazione a pg.15).
“La lingua del corpo è veritiera” dice Claudia Formiconi, come desiderio di riconnettersi con un linguaggio primario creativo e per ricostruire e riappropriarsi di un’identità devastata dai fatti della vita (dove il richiamo è facilmente intuibile ad un medesimo titolo di un significativo, dal punto di vista esistenziale, e bellissimo libro di Ronald Laing, padre dell’antipsichiatria europea), ma con la speranza che “verrà giorno che il corpo indosserà la propria lingua/ mostrandolo nella sua totale nudità”.
Corpo è dunque l’altro da incontrare, la scelta d’amore da conseguire, il dialogo col “grembo che genera l’essere”, l’impegno di guardare con responsabilità adulta al rapporto tra l’uomo e la donna, specialmente quando ci si trova impalati in mezzo al “crocevia della vita” e in un contesto che richiama i legami di pelle, in una profonda compartecipazione emotiva e affettiva. In questo stretto relazionarsi l’Autrice ritrova il senso del Tempo e del divenire della Vita: “lo spasmo ferino morde le carni/ … La luna si fa piena”, e in quanto uomini, attori del proprio destino, diventa allora possibile accogliere la ricchezza del nuovo che s’affaccia, col canto e la danza di quello che si è vissuto (“Sguardo trafitto da cristalli adamantini/ … sul fragile crinale della mia esistenza/ sfoggio mani slegate dal vento”;“Disegno la mappa del mio essere/ … lo zenith del mio corpo/ abbraccia il nadir”, pgg.18, 21).
E questo mi sembra un messaggio importante e un contributo efficace offerto dalla poetessa in quest’opera, la possibilità che cioè il corpo venga vissuto nella sua completezza con l’altro, in tutta la sua dimensione spirituale, che nasce dal sentirsi in rapporto con il creato intero, col cosmo e partecipi del suo progetto di bellezza. Un contributo di spessore, detto con stile e leggerezza, nonché intriso di luce e di amore, di parole sentite e profonde, sincere e che arrivano dirette all’anima del lettore. 
 

Pasquale Montalto

 


I Contrasti di Claudia Formiconi
Il fascino della poesia come magia incantatrice

“Contrasti“ si intitola la raccolta di poesie scritte da Claudia Formiconi, una scrittrice rivelazione della poesia erotica più raffinata . “ L’altra “ , “ Delirio “, “ Legame “, “ Coglimi “ , “ Dune, “ Alienazione “ sono alcuni dei titoli delle poesie che possiedono il fascino della magia incantatrice. Esse appaiono come invocazioni, sortilegi, incantesimi, o malefici e filtri d’amore. Ma sono anche un viaggio nel sogno, nell’ombra profonda del subconscio, delle anime eternamente in balia del desiderio di immaterialità e di carnalità, un viaggio nell’essere composto da una moltitudine di voci effluvi dell’Ade da cui provengono.

La poetessa scrive di un culto del fuoco che emana l’odore di incenso e di mirra. E’ il fuoco del desiderio carnale, del peccato e della passione che annoda amori sacri legati dal mistero e dal fascino profano di un rito. La donna dea terrena ha il potere di una strega ammaliatrice che recita il suo incantesimo nel tempio dell’amore. L’uomo, l’amato voluto, sacerdote dell’amore, non resiste al veleno, ma s’accende. Nel delirio incessante brama, possiede, penetra quel corpo perfetto inquietato da un orgasmico piacere. Come le streghe gratta la pelle, la graffia nel tormento . Corpi attaccati in segreto.  Nella poesia “ Legame” si legge  “Corre il mio sguardo sul tuo corpo crocefisso di passioni, lo percorro nei sentieri brucianti dell'attimo rapito “. Spesso si assiste a una comunione del cielo e dell’inferno. Le parole scorrono a bruciare le immagini dell’amplesso, le visioni dei corpi nudi spinti dalla volontà di amare soltanto . Sono immagini di corpi in movimento e in estasi, oggetti consacrati al demone della passione  tra lenzuola con oro cesellato, tra i rubini sparsi sul’altare . Corpi che si afferrano, si cingono e si marchiano di carezze in una mistica unione perfetta corpo – anima .  “Corpi di fuoco, ancelle voraci messaggere di lusso … scarlatte lenzuola … pensieri proibiti “ nel “ vortice osceno girone infernale “ – come in-canta la poesia “ Delirio “.

Il lettore è obbligato al silenzio, al fascino ipnotico delle parole armoniche e assiste incantato al monumento dell’amore, all’esoterico teorema dell’essere più profondo nel perpetuo godimento del piacere . Gli amori vissuti come “ lampi di follia, guizzi di piacere, girotondi proibiti “ nella poesia “ la Lingua della Verità “ non si sa se siano riconoscenti o vendicativi . Accade che l’estasi compiuta fa deperire l’anima che sa d’appartenere al cielo . Il peccato della carne lascia l’impronta, l’anima non più eterea esala l’ultimo respiro quando il sacrificio si compie . Un cambiamento di scena rivela l’intento malefico del sortilegio d’amore . “ Esplode l’urlo con fiamme biforche “ nella poesia “ Coglimi “ e la “ dicotomia dell’anima ingaggia la guerra del caos “ in “ L’altra “. Dopo il processo occulto della magia dell’amore emergono le sembianze non mutevoli della verità. L’anima cade in un abisso afferrata da demoni che la divorano, in una pozzanghera di sangue essa è svestita della sua immortalità.

“ Contrasti “ ha uno stile e un linguaggio poetico unico. Le parole sono lussuose, finemente scelte per accarezzare o graffiare. E ‘ un linguaggio misterioso che suona però armonico perché comprende parole, lettere, figure geometriche che si mescolano magicamente in un vortice che genera emozioni . E’ un canto che narra un viaggio percorso nell’anima oscura come si annuncia  in “ Vissuto “ : “ il mio piede varcherà la soglia sconosciuta, percorrerà lieve torrenti secolari … inciamperà e riprenderà il cammino“. E’ il racconto del dualismo dell’anima dell’uomo che spande il suo primigenio desiderio di appartenere al mondo dell’oscuro del peccato, succulento liquore di vita, che inebria l’anima che si consuma piacevolmente nella fiamma della passione, in un rito carnale che è un contagio del peccato da corpo a corpo. Ma è anche il timore e la comprensione dell’anima stessa consumata d’amore naufraga nei brandelli della carne e con le ali piegate mormora una preghiera di pentimento. Questa eccelsa raccolta di poesie è un grido corale delle anime che si concedono il privilegio del piacere della carne ma che vivono sempre con il desiderio di elevarsi al bene e al cielo bianche e immacolate e di ardere nel braciere dell’inferno fedele alla diavoleria del peccato nell’unione concupiscente dei corpi .

Ma questa raccolta di poesie non è solamente il racconto di passioni di amanti, del loro struggimento, di eventi folli, delle pulsioni che abitano l’anima e che la dividono, o di una natura occulta e non controllabile dell’uomo . E’ anche la storia cruenta ispirata alle memorie dell’umanità ,è una critica ai costumi rigidi entro cui l’uomo non ha natura propria. Le poesie sono cresciute con riferimenti costanti a persone che ci sono, sono una lucida narrazione del dramma ancora contemporaneo : la privazione o negazione delle libertà .” sono frammenti iridati di vita, algidi fotogrammi dell’esistenza racchiusi nel forziere dell’isola perduta “ – che è l’essere – come si legge in “ Frammenti “ o “ falsi fasti rilucenti dell’effimero, banale sentire di voci garrule sghignazzanti “ dove “ l’horror vacui sopraffà l’intimo senso ancestrale, i suoni dell’anima usurpati violati “  come evoca “ Alienazione . "Contrasti “ è  crudele e giusta osservazione di una società che è pura voracità dell’essere e dell’Io che non possiede identità personale, che obbliga ad una tipologia caratteriale predelineata, che costringe a coordinate esistenziali in cui l’umano perde la sua umanità e,  impoverito com’è, vive la sua vita con una emotività ridotta, fugge i sentimenti amorosi per fare posto alla paura dell’essere reale e del cambiamento, rovescia la pelle mostrando l’aspetto più terreno e distaccato .

A Claudia Formiconi, lucida narratrice, è toccata una discesa vertiginosa nella parte più essenziale dell’uomo, quella difficile da decifrare: il non essere dell’essere, isolato, che attende inquieto di essere se stesso e uscire dal mostruoso regno di morte e di gelo costruito dal dominio dell’uomo sull’uomo : “ ho annullato parte di me stessa, l’angoscia scorre come sangue … ho paura di annegare nel fiume delle mie lacrime pletora inarrestabile della mia solitudine“ è racchiuso in “ Negazione “ . Contrasti “ è un libro necessario, è una emozionante e ruvida osservazione di quello che siamo . E le poesie diventano una voce per esprimere la sofferenza di una natura umana imprigionata, costretta al silenzio e a essere linguaggio interiore segreto, che non sboccia mai, come un brusio di sottofondo.  E’ la scoperta di un cuore che batte all’impazzata per il bisogno impellente “ d’Essere “ , è la necessità di uno scambio profondo dell’uomo con la sua parte più vera, è la descrizione del viaggio di un fuggitivo che non vuole più esercitare il feroce autocontrollo né ubbidire al potere e al comando “ d’Essere altro da Se stesso “ .

L’autrice compie questo viaggio interiore in una costante connessione con le innumerevoli anime e corpi cancellando per sempre il silenzio secolare che ci ha sconfitti e non ha reso possibili lo sguardo dentro di noi . Il risultato di questo pellegrinaggio della sofferenza del “ Non-Essere” è l’abdicazione inattesa e completa “ all’Essere “ e la sua fusione con l’essenza più vera del sé . Claudia Formiconi crea una raccolta di affinità con i lettori . E’ una odissea dolorosa, rocambolesca ma affascinante nella vita e nell’anima dell’uomo . Le sue poesie luccicano di verità e sono simbolo di fedeltà alla più vera natura umana, sono squarci accesi di vita che pulsa e che parla una lingua rosso porpora : “ la lingua della verità “ .

Contrasti è l’invito a credere nella libertà d’essere per l’essere, a non avere paura di perdersi invocando e proclamando la propria individualità, “ a non permettere a nessuno di farti tacere “, come suggerisce la Formiconi in “ Non permettere a nessuno “ - “ Sporca quel muro che divide, imbrattalo con parole forti … spoglia la parola, falla autentica … che emigri che cresca in sfumature ricche di genti che la nutrono “, si continua a leggere ; è l’invito a riconoscersi e a non temere di porsi vivi e veri di fronte alla barriera delle disapprovazioni. E’ il divieto a non indossare l’abito del “ Non essere “ per l’altro, a demolire gli stereotipi. A “ Essere “ amuleti di se stessi per vivere una felicità negata, a invertire il senso di marcia della vita: liberare il sogno di appartenere a noi solamente e sperimentare una relazione continua con l’essere per vivere il tempo che ci ha preceduto in cui eravamo materia di purezza e ricco possedimento dell’anima.

Michela Placido

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