Claudia Formiconi
Articolo Konstantinos Kavafis - Come un moderno Odisseo

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16 Luglio 2013
Konstantinos Kavafis - Come un moderno Odisseo


Konstantinos Kavafis (1863 – 1933 ) è stato un poeta greco. Non propriamente in linea con i temi sociali e antropologici del suo tempo nella concezione della sessualità, segnata dalla precoce scoperta della propria omosessualità, e della religione cristiana e delle sue censure, da subito egli denotò uno spirito 'irregolare' che lo fece additare dall'opinione pubblica come un eretico, anche nella sua veste professionale di giornalista. Dobbiamo a Kavafis, che si adoperò con passione, il merito di avere rimesso in luce la grandezza della lirica greca, trasposta nella modernità. In essa si evince una spasmodica ricerca della bellezza, l'antico culto, ammantata di mistero, versi pieni, dai toni fortemente sensuali “Linee del corpo. Labbra rosse. Membra sensuali”, a tratti però più pacati e melanconici come il rimembrare quei “Volti d'amore, come li voleva/la mia poesia... le notti della mia giovinezza,/nelle mie notti incontrati di nascosto...”.

La sua poetica serba in sé tutta la drammaticità della tragedia greca antica. L'ineluttabile destino escatologico che affianca pedissequamente l'uomo dalla genesi alla morte. Allora emergono versi accorati, nell'ombra di quello stoico iter esistenziale dapprima speranzoso “Stanno i giorni futuri innanzi a noi/come una fila di candele accese/dorate, calde e vivide”, poi,travagliato viatico che riduce il tempo a noi a disposizione “Restano indietro i giorni del passato,/penosa riga di candele spente:/le più vicine danno fumo ancora,/fredde, disfatte, e storte”, e nell'angoscia l'ineluttabile cruda consapevolezza che induce il poeta e l'uomo nella sua fragilità e caducità a dire “Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto/la memoria m'accora il loro antico lume.” meglio non guardare allora “ Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido, come s'allunga presto la tenebrosa riga,/come crescono presto le mie candele spente.” ma vedere ancora quel barlume fittizio di speranza “E guardo avanti le candele accese.”

Kavafis come un moderno Odisseo, nella ricerca delle sue antiche radici, della sua genia, Itaca, il topòs della memoria e dei luoghi dell'anima. Un mero percorso introspettivo, un viaggio psicologico interiore laddove l'anima del poeta-uomo, in continuo itinere, è alla ricerca di un'aspettativa di crescita per poter affrontare al meglio la vita, con tutte le sue asperità, incontrate durante il lungo viaggio che lo condurrà infine in patria “Se per Itaca volgi il tuo viaggio,/fa voti che ti sia lunga la via,/e colma di vicende e conoscenze.” E saranno proprio le traversie a renderlo forte e consapevole “ Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi/o Poseidone incollerito” perché “è l'emozione che ci tocca il cuore/e il corpo”, temprandoci. L'importante è non perdere mai la meta, Itaca come prospettiva “Itaca tieni sempre nella mente.” perché “La tua sorte ti segna a quell'approdo”. E se poi al rientro dal lungo peregrinare tutto non è come ci si immaginava, non bisogna rattristarsi perché è proprio grazie alla spinta propulsiva iniziale di quel sogno tanto anelato, di Itaca, che si è potuto avverare il meraviglioso viaggio della vita “Itaca t'ha donato il bel viaggio./Senza di lei non ti mettevi in via”, Essa ti ha reso forte e maturo perciò “se la ritrovi povera, Itaca non t'ha illuso./Reduce così saggio, così esperto,/avrai capito che vuol dire un'Itaca.”

 

Itaca

 

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,

fa voti che ti sia lunga la via,

e colma di vicende e conoscenze.

Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi

o Poseidone incollerito: mai

troverai tali mostri sulla via,

se resta il tuo pensiero alto e squisita

è l'emozione che ci tocca il cuore

e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi

né Poseidone asprigno incontrerai,

se non li rechi dentro, nel tuo cuore,

se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.

E siano tanti i mattini d'estate

che ti vedano entrare (e con che gioia

allegra) in porti sconosciuti prima.

Fa scalo negli empori dei Fenici

per acquistare bella mercanzia,

madrepore e coralli, ebani e ambre,

voluttuosi aromi d'ogni sorta,

quanti più puoi voluttuosi aromi.

Recati in molte città dell'Egitto,

a imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.

La tua sorte ti segna a quell'approdo.

Ma non precipitare il tuo viaggio.

Meglio che duri molti anni, che vecchio

tu finalmente attracchi all'isoletta,

ricco di quanto guadagnasti in via,

senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca t'ha donato il bel viaggio.

Senza di lei non ti mettevi in via.

Nulla ha da darti più.

E se la ritrovi povera, Itaca non t'ha illuso.

Reduce così saggio, così esperto,

avrai capito che vuol dire un'Itaca.

 

Guardai così fissa

 

Guardai così fissa la bellezza

che lo sguardo d'essa si riempì.

Linee del corpo. Labbra rosse. Membra sensuali.

Capelli come da statue greche presi:

anche se spettinati sempre belli,

caduti un po' sopra le fronti bianche.

Volti d'amore, come li voleva

la mia poesia... le notti della mia giovinezza,

nelle mie notti incontrati di nascosto...

 

Candele

 

Stanno i giorni futuri innanzi a noi

come una fila di candele accese

dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,

penosa riga di candele spente:

le più vicine danno fumo ancora,

fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto

la memoria m'accora il loro antico lume.

E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,

come s'allunga presto la tenebrosa riga,

come crescono presto le mie candele spente.

 

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